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Donazione sangue e permessi: le regole E I diritti di chi compie un dovere civico

Donazione sangue e permessi: le regole E I diritti di chi compie un dovere civico

Articolo originale di DONATORIH24, a cura di Sergio Campofiorito

Donazione di sangue e lavoro, quali sono le regole?

Ogni tipo di prelievo ha una sua durata stimabile, dai 15 minuti per una donazione di sangue, ai 90 per una donazione di piastrine, passando dai 50 per il plasma. Tempi ai quali bisogna assommare quello dello spostamento casa – centro trasfusionale (o autoemoteca).

Il sistema delle prenotazioni, ormai a regime per garantire la sicurezza di volontari e personale medico durante l’emergenza pandemica, ha permesso di abbattere i tempi di attesa, tuttavia gli appuntamenti per donare sono calendarizzati dalla varie associazioni e non sono disponibili tutti i giorni e a tutte le ore, per questo è spesso necessario chiedere un permesso al lavoro per assentarsi e compiere il proprio dovere civico

Le assenze per donare il sangue sono riconosciute come giornate lavorative, sono quindi coperte sia da indennità Inps, sia dai contributi figurativi per la pensione (contributi non versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore che sono accreditati dall’Inps per periodi in cui si è verificata una interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa).

La norma prevede che queste giornate sono valide, per la contribuzione figurativa, soltanto se soddisfano i seguenti requisiti: la donazione è avvenuta all’interno di un centro di raccolta autorizzato dal ministero della Salute; se la quantità di sangue raccolta è di almeno 250 grammi; se l’azienda ha chiesto e ottenuto dall’Inps il rimborso della retribuzione riconosciuta al dipendente per il giorno di assenza.

Il tutto deve essere certificato dal medico del servizio trasfusionale che riporta i dati anagrafici del lavoratore, il quantitativo della donazione, il giorno e l’ora.

E in caso di inidoneità alla donazione? In questa eventualità è comunque garantita la retribuzione al lavoratore dipendente, limitatamente al tempo necessario all’accertamento del personale medico che attesta la mancata donazione, la motivazione, il giorno e l’ora di entrata e di uscita dal centro trasfusionale. Nel computo rientra anche il tempo dello spostamento dalla sede trasfusionale al luogo di lavoro.

Non cambiano le cose per chi lavora in regime di smart-working per il quale vale lo stesso “diritto al riposo”.

Non sono previsti limiti sul numero di giornate coperte ai fini contributivi. Secondo dati Inps, l’incidenza di lavoratori con almeno una assenza per donazione sul totale dei donatori presenti a livello nazionale è stata, nel 2014, pari al 20%.

Non soltanto chi lavora, ma anche chi studia può ottenere un permesso giustificato per donare il sangue.

La legge riconosce a tutte le categorie di studenti di qualsiasi grado e istituzione (purché maggiorenni) il diritto di poter donare sangue ed emocomponenti. Preventivamente è necessario fornire una richiesta all’istituzione scolastica/universitaria nel quale vengono specificati tempi e modi della donazione.

A sua volta l’istituzione provvederà ad accordare un permesso giornaliero e il solo obbligo dello studente sarà quello di presentare il certificato rilasciato dal medico a seguito della donazione. Il permesso sarà ritenuto ugualmente valido anche nel caso in cui il donatore dovesse essere ritenuto inadatto al prelievo, limitatamente alle ore necessarie all’accertamento dell’inidoneità. Il dirigente scolastico non ha nessuna discrezionalità nel concedere il permesso.

“Tradizionalmente e in virtù dell’organizzazione e gestione del nostro sistema trasfusionale — commenta il presidente di Avis nazionale, Gianpiero Briola — viene concesso ai donatori un permesso di riposo nella giornata di donazione. Sebbene il lavoratore dipendente che dona il proprio sangue abbia questa agevolazione e gli venga riconosciuta una giornata di riposo, i dati in nostro possesso testimoniano che solo il 20% usufruisce di questo permesso, preferendo donare in altri momento della settimana. Questo dimostra che, a fronte di un mercato lavorativo in continua evoluzione e improntato a una sempre maggiore flessibilità, la donazione continua a essere un atto di profonda solidarietà, compiuto in modo regolare e disinteressato”.

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