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L’autosufficienza plasma è tra le priorità sanitarie 2021: risorsa strategica

L’autosufficienza plasma è tra le priorità sanitarie 2021: risorsa strategica

di Giancarlo Liviano D’Arcangelo (Donatori h24)
È da poco stato pubblicato dal ministero della Salute lAtto di indirizzo per l’individuazione delle priorità politiche per l’anno 2021, un documento programmatico che mira a individuare le priorità strategiche sanitarie su scala nazionale, e il plasma c’è.

Naturalmente le priorità sono tante, si va dalla lotta agli agenti virabili trasmissibili alla necessità di fare informazione sull’uso corretto degli antibiotici per prevenire reazioni di resistenza, dall’accrescere la portata della prevenzione all’importanza di tutelare maggiormente le categorie vulnerabili, dalla lotta all’inquinamento alla sicurezza sui luoghi di lavoro.

Ma il passaggio a nostro avviso più interessante, e sicuramente più attuale, è quello che riguarda il raggiungimento dell’autosufficienza nazionale per il plasma da inviare alle industrie per il frazionamento, e per il plasma iperimmune.

Ecco il testo esatto tratto dal documento del ministero della Salute:

“Trasfusioni e trapianti: implementare la rete di medicina trasfusionale e l’attività di produzione e raccolta degli emocomponenti e del plasma iperimmune per raggiungere l’autosufficienza nazionale. Sviluppare programmi di trapianto mantenendo separati i percorsi COVID e quelli non COVID. Rafforzare i meccanismi per il reclutamento di donatori di cellule staminali potenziando la collaborazione con i servizi trasfusionali ove afferiscono i donatori di sangue”.

Dell’importanza dell’autosufficienza su Donatorih24 insistiamo spesso, e il motivo è proprio il valore strategico che il plasma, iperimmune e votato alla produzione di farmaci plasmaderivati, riveste in tempi complicati e pregni di incertezza come quelli che stiamo vivendo.

Al giorno d’oggi, come ha ribadito anche il direttore del Centro nazionale sangue Vincenzo De Angelis, l’Italia ha raggiunto un grado di autosufficienza equivalente al 70% del fabbisogno nazionale, mentre per il restante 30% c’è la necessità di reperire il plasma sul mercato.

Se a prima vista la suddivisione di quote può sembrare accettabile, bisogna tenere conto della pandemia globale e dei terremoti che il Covid-19 sta generando. L’approvvigionamento del plasma sul mercato, infatti, dipende in larga parte dal maggior produttore mondiale, ovvero gli Stati Uniti d’America, che da soli producono il 60% del plasma mondiale, utilizzando il metodo eticamente discutibile della raccolta plasma a pagamento. E poiché a causa del Covid-19 si prevede un calo di raccolta anche negli Usa stimato tra il 20% e il 30% rispetto allo scorso anno, risulta evidente come il ricorso al mercato potrebbe essere molto più difficoltoso, anche in virtù delle politiche nazionaliste che tutte le nazioni hanno dimostrato di perseguire nei momenti di emergenza.

Insomma, acquisire plasma sul mercato internazionale per i farmaci potrebbe essere molto più difficile, e sicuramente, molto più costoso; con il diritto alla salute a rischio per tutti quei pazienti che dai farmaci salvavita prodotti con il plasma – come per esempio gli emofilici che necessitano costantemente dei fattori di coagulazione – dipendono per una vita normale.

Ma l’atto ministeriale, come accennato, sottolinea anche l’obiettivo di ottenere l’autosufficienza nazionale per quel che riguarda il plasma iperimmune, e questo significa essenzialmente due cose: in primo luogo, in opposizione alle campagne dei tanti virologi televisivi che non perdono occasione di sminuire l’importanza del plasma, essa è riconosciuta ufficialmente, anche grazie ai tanti studi e ai risultati sul campo ottenuti negli ospedali; e in secondo luogo sprona le strutture sanitarie sul territorio italiano a promuovere la raccolta dei plasma dei guariti, e da qualche settimana, anche dei vaccinati.

Di quest’ultimo tema abbiamo parlato su donatorih24 pochi giorni fa, e anche il presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola ha evidenziato come i vaccinati siano un vero e proprio arsenale di anticorpi per produrre le immunoglobuline specifiche, importantissime come farmaco complementare al vaccino per debellare il Covid-19.

Ora, com’è naturale dai propositi bisogna passare all’azione, e trovare le strategie pratiche migliori per tradurre gli obbiettivi programmatici in fatti concreti.